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Scritto da Administrator   
Giovedì 31 Maggio 2007 16:38

I Capenati facevano parte delle popolazioni italiche che prosperavano nel Lazio prima dell’avvento di Roma. La loro cultura ebbe degli aspetti propri, ma si notano anche varie influenze esterne. Parlavano una lingua del tutto originale, affine all’ etrusco, molto simile al latino e con influenze sabine.

Il territorio dell’antico popolo Capenate era situato lungo la riva destra del Tevere: confinava a Nord con i Falisci, a Est con il Tevere e i Sabini, a Sud e a Ovest con il territorio etrusco di Veio. Esso comprendeva gli attuali comuni di Capena, Fiano, Morlupo, Civitella, Nazzano, Ponzano, Filacciano, Torrita, Rignano, S. Oreste, Castelnuovo e Riano.

Determinante per la sua formazione più antica fu la vicinanza con il Tevere, importante via di traffico che dall’Adriatico centro-orientale, attraverso il Piceno e la Sabina, giungeva al Tirreno, permettendo numerosi scambi economici e culturali fino dall’Età del Bronzo.

I principali centri abitati della zona erano: Capena, sul colle della Civitucola, o Castellaccio, il Lucus Feroniae, importante centro di culto e commercio e la città di Saperna, di cui non è ancora certa l’esatta ubicazione.

Da alcune fonti antiche però, risulta che un altro centro religioso si trovava anche sul monte Soratte, al confine con il territorio falisco, dove c’era il culto di Apollo Sorano.

Dalla fine del VII sec., inizi del VI a.C., si nota una sempre maggiore influenza della cultura etrusca su quella capenate, che culminerà con l’ammissione del territorio di Capena nella Confederazione dei popoli etruschi.
Nel IV sec. a.C. ebbe luogo la mitica e decennale guerra tra Veio, i Capenati e i Falisci alleati e Roma, per il controllo di questa zona del Tevere.
Queste lotte terminarono con la sconfitta degli alleati da parte di Roma nel 395 a.C. e con la caduta di Veio per mano di Furio Camillo.
Dopo la conquista romana, tutto il territorio fu ascritto alla Tribù Stellatina con la creazione di un Municipio Federato nel 387 a.C.


Del periodo repubblicano non si hanno molte notizie, certo è che Capena mantenne la sua importanza di "Municipio Federato", ricco e fiorente, come testimoniano i numerosi ritrovamenti di manufatti del periodo ellenistico e la fama dei tesori del Lucus Feroniae, che attirò anche Annibale, il quale nel 211 a.C. saccheggiò il santuario.

Nel periodo imperiale, parte del territorio fu inglobato nel "Patdmonium Caesaris" e aumentarono i latifondi, come dimostrano le numerose Ville sorte nella zona, la più famosa delle quali è la Villa dei Volusii. Infatti, a causa dell’instabilità dell’autorità imperiale e dell’inflazione, che determinò l’abbandono delle città da parte dei nobili, questi si ritirarono nei propri latifondi. Ogni villa del tardo Impero cominciava così, ad avere l'aspetto di quello che doveva essere più tardi, il feudo Medioevate con il suo castello come nucleo centrale e il borgo fortificato, che era chiamato "Castrum".


Nell'era Cristiana, il territorio fu chiamato Collinense, per la natura del suolo, e il primitivo "Patrimonium Caesarìs" divenne un feudo della Chiesa di Roma e fu un baluardo contro l'invasion dei Longobardi e dei Franchi, del cui passaggi si hanno testimonianze storico-artistiche. Notizie di questa denominazione si hanno in una bolla di Leone IV dell'854 in cui c'è un elenco dei beni del Monastero di S. Martino che per lungo temp ospitò i Monaci Benedettini.
Un'altra citazione del territorio Collinense la si ha in un "Istrumentum Rogatum" del 962, sotto il papato di Giovanni XII, dove una certa Agata dona al Monastero di S. Martino, alcuni beni del territorio Collinense.

 

Ultimo aggiornamento Domenica 06 Dicembre 2009 00:36
 

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